Il CAV è il coordinamento degli enti del terzo settore di Rozzano.
Due anni fa ho accettato la mia nuova sfida: entrare a far parte del direttivo e diventare il presidente, dopo aver trascorso qualche anno nel direttivo al fianco di Virginia Danese. In quel periodo ho cercato di comprendere meglio il tessuto sociale del nostro territorio.
Non sono una a cui piace parlare in prima persona, perché ho sempre creduto nel lavoro di squadra: se le cose vengono bene è perché abbiamo giocato il gioco INSIEME!!!
Abbiamo delle grandi ambizioni, che possiamo chiamare anche sfide. Vogliamo creare maggiori sinergie tra gli enti del terzo settore per sostenere sempre di più il volontariato e il lavoro sociale e per far si che non chiudano associazioni. È una lunga strada, fatta anche di piccoli ostacoli, perché a molti piace la propria identità associativa… Ma il nostro obiettivo è quello di far comprendere che, sostenendoci a vicenda, possiamo fare di più e meglio .
Bisogna cambiare la prospettiva. Organizzando il FESTIVAL DEL VOLONTARIATO, che si terrà dal 10 al 14 settembre qui a Rozzano, abbiamo deciso di uscire dal nostro guscio di associazione, cooperativa, fondazione e pensare alla città, in una logica di benessere del territorio. Infatti, in occasione del FESTIVAL DEL VOLONTARIATO, faremo un gesto concreto per la città, insieme alle associazioni, ma anche insieme a tutti i cittadini, tra cui i giovani dell’oratorio, delle scuole, etc…
Il FESTIVAL DEL VOLONTARIATO durerà una settimana intera, durante la quale sarà possibile prendere parte a diversi eventi ed attività, tra cui;
il 10 settembre alle ore 21:00 in Cascina Grande, con Texere propone il teatro dell’oppresso, spettacolo interattivo sul bullismo.
il 13 settembre alle ore 21:00 presso l’Oratorio Sant’Angelo, Masci in collaborazione con Agesci propone lo spettacolo: “Quel Mattino a Lampedusa”
il 14 settembre per tutta la giornata ci sarà una grande festa in Cascina Grande, con stand ed animazione a partire dalle 15:30, ma già dalla mattinata andremo a fare azione comune sul territorio di Rozzano.
Concludo con una riflessione di Don Milani: “Il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l’avarizia”.
Accetta anche tu la sfida! CI VEDIAMO SABATO 14 SETTEMBRE ALLA FESTA DEL VOLONTARIATO PER RENDERE IL MONDO MIGLIORE DI COME L’ABBIAMO TROVATO!!!
Articolo a cura di Antonella Ricci, presidentessa del CAV di Rozzano
Tutti pensavamo che, con la legge Bersani, il processo di semplificazione e di progressiva riduzione della burocrazia fosse incominciato …ILLUSI!
Era soltanto un piccolo break, uno specchietto per le allodole per ricominciare in una maniera più serrata e estenuante la complicazione della burocrazia.
Me ne sono accorto ieri, quando sono andato alla Motorizzazione per iscrivere alla patente da privatista una delle mie figlie. Mi sono venuti in mente ricordi di quando, oltre 40 anni fa feci la mia prima patente A, quella della moto: un semplice modulo, pochi minuti e tutto era pronto… ho ancora un bel ricordo di quell’esperienza.
Ieri, invece, un incubo!
Anzitutto le complicanze burocratiche rendono tutte le procedure più lunghe: prendo un numero, ci sono due sportelli dedicati, ci sono altri dieci davanti a me… quasi due ore di attesa, pensate! Vuol dire che ci sono voluti in media 12 minuti per ogni semplicissima pratica di acquisizione di documenti o di prendere appuntamenti, perchè di questo si trattava.
Arriva il mio turno, e, dopo due ore di attesa, puoi essere in due condizioni: sei ridotto ad uno zerbino e hai una servile disponibilità fantozziana, oppure sei incazzato come una bestia – sempre fantozzianamente parlando – e diventi una belva umana incontrollabile.
Ieri mi ero imposto la prima strada, perché dopo due ore non volevo rischiare di fallire, ma cosa scopro? Non bastano più le fotocopie di documenti come carta identità o carta dei servizi, ma servono gli originali in visione!!! Ma se sono venuto io con una delega, perchè mia figlia è via, come faccio ad avere i suoi documenti? Ne avrà bisogno lei no?
Ma non è tutto ridicolo, quando tutte le nostre info (scrivo così perchè è più attuale) sono contenute nel codice fiscale e nello stesso modulo dove lo indichiamo appena sotto ci fanno scrivere data e luogo di nascita?!? MA C’È SCRITTO TUTTO! NON LO VEDI, BECERO IMPIEGATO CHE NON TI RIBELLI ALLA STUPIDITÀ DI QUESTE COSE?!?
È come se ci fosse indicato di scrivere il nome e cognome due volte di fila. E così è anche per tutte le altre informazioni.
Comunque, tornando alla Motorizzazione e alla mia pratica, sono spaventato, ho paura. Mi dico: “Adesso cosa faccio? Ho sprecato tutto questo tempo?” Fortunatamente, un barlume di ragionevolezza e di compromesso – tutto italiano – compare sulle labbra di quella CorazzataPotëmkin dell’impiegata che è di fronte a me. Mi dice: “Vuol dire che gli originali me li porterà quando verrà a prendere l’appuntamento per l’esame.”
Il problema è che lo fa con tutto il peso di farmi una concessione e – anche questo, tutto italiano – di farmi sentire l’importanza del suo piccolo potere, che ha in questo momento su di me nel farmi questa piccola “concessione”.
Vorrei che fosse il Vaffa Day (a quello vero non ci sono mai andato e non penso ci andrò mai) per poterle dire: “Sai che giorno è oggi?”. MA NON SAI CHE SEI UNA CITTADINA COME ME? PERCHÈ NON CI ALLEIAMO E CI RIBELLIAMO ALLA BUROCRAZIA, QUANDO È COSÍ STUPIDA?
E invece no. Me ne vado con la coda tra le gambe, felice di aver portato a casa un risultato e, per oggi, di essere stato Fantozzi tappetino.
Quando della gente meravigliosamente simpatica decide di organizzare una festa, non può che venir fuori
LIBERI TUTTI
Non una festa qualsiasi ma LA FESTA, che tutti gli anni ci allieta durante giugno e ci da la possibilità di conoscervi e di farci conoscere. L’occasione è la Giornata Mondiale del Rifugiato, il posto è il solito… ma quest’anno la facciamo grossa!
Vi aspettiamo sabato 22 giugno dalle ore 15:30 al borgo di Villalta tra laboratori per bambini, musica, cibo e divertimento.
Casa di Betania è un centro di accoglienza per rifugiati politici, richiedenti asilo, titolari di protezione sussidiaria e ricorrenti.
Casa di Betania è una ONLUS – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale – ai sensi del D.Lgs. 460/97, iscritta all’albo regionale del volontariato.
Costituita nel 1987 l’Associazione Amici di Casa di Betania si è dedicata da subito ed esclusivamente al centro di accoglienza.
Nato come centro di prima accoglienza per immigrati si è trasformato nel corso degli anni diventando un centro di seconda accoglienza per rifugiati, titolari di protezione sussidiaria, richiedenti e ricorrenti.
Il loro obiettivo è quello di offrire ai loro ospiti un’autentica opportunità di inclusione sociale.
via Carducci 4 – 20089 Ponte Sesto di Rozzano (MI)
Molti pensano che fornire assistenza ad una persona con disabilità sia una cosa facile o relativamente semplice.
In fondo, cosa ci vuole ad accudire un disabile? Basta assisterlo nei suoi bisogni, accompagnarlo dove deve andare, sopperire ai suoi handicap…
INVECE, NON È COSÌ.
Bisogna infatti essere capaci di accompagnarlo nelle funzioni quotidiane della vita, spesso anche in quelle piu intime e personali, senza però sostituirsi a lui, rispettando i suoi tempi, il suo carattere, la sua volontà. Il tutto con una grande discrezione e delicatezza.
Inoltre, è impossibile non partecipare alle sue emozioni, sia positive che negative, rimanere indifferenti alla sua soffenza, essere inpermeabili alle sconfitte alle delusioni e frustrazioni. Ci vuole molta energia e resistenza a fare questa professione e a durare nel tempo. Per questo bisogna avere grande rispetto e gratitudine per queste persone che lavorano nel campo dell’assistenza ai disabili. Per questo sono persone rare, preziose e come tali vanno trattate.
Grazie a tutti voi che fate questo mestiere con passione ed impegno.
Articolo a cura di Claudio Fontana, socio fondatore.
https://www.concreteonlus.org/wp-content/uploads/2019/05/help-164755_1280.jpg8471280Samuele S.https://www.concreteonlus.org/wp-content/uploads/2024/05/Food-KING-logo-845x321.pngSamuele S.2019-05-29 10:03:142019-05-29 10:21:31ASSISTENZA AI DISABILI: UNA PROFESSIONE IMPEGNATIVA
Il concetto di viaggio è soggettivo, ognuno vede nel viaggio un simbolo diverso, ognuno di noi quando intraprende un viaggio ha sensazioni differenti. Conosco persone che per lasciare la loro casa anche solo una notte si fanno prendere dall’angoscia. Ogni tanto incontro i ragazzi delle nostre scuole e la domanda che faccio loro la prima volta è: come vi sentireste se doveste lasciare la vostra casa, i vostri amici, la scuola all’improvviso? Cosa mettereste nello zaino sapendo che può contenere pochissime cose? Le risposte arrivano d’stinto ma tutti sappiamo che sull’onda di un atteggiamento istintivo forse la prima cosa che faremmo è ragionare. Ma purtroppo c’è poco tempo.
Alcuni non scelgono di partire, altri organizzano la traversata prevedendo i minimi dettagli, spinti dai racconti di chi è riuscito ad attraccare.
Perché si parte.
La spinta è unica e il desiderio forte, la ricerca di una condizione migliore, questa è l’unica risposta per spiegare le migrazioni dall’inizio dell’umanità ad oggi. Se la condizione che viviamo non ci permette di evolvere, di crescere o di sopravvivere e quello che vogliamo per noi e per il nostro futuro è diverso da quello che ci aspetta, cerchiamo in ogni modo di trovare una strada alternativa. Se ad esempio non si ha libero accesso all’istruzione perché per alcuni governanti la scuola non è importante ed istruire la popolazione è una limitazione all’agire dello stesso governatore, se non si può avere accesso all’acqua pubblica perché l’acqua pubblica purificata non esiste e quindi non è solo la sete ad uccidere ma anche le malattie, se, in sostanza i diritti essenziali per poter vivere dignitosamente (non in ricchezza) non sono garantiti, cosa fareste? È legittimo partire solo per scappare dalle guerre o anche la malnutrizione può attentare alla vita?
Quando è legittimo partire?
Negli ultimi anni si parla spesso di legittimazione, legittimità di partire, legittimità di soggiornare su un dato territorio. Si sente spesso parlare diritto di accoglienza solo per le persone che arrivano con un aereo attraverso progetti realizzati da enti no profit e accordi con gli stati europei, questi viaggi si chiamano corridoi umanitari. I corridoi umanitari sono uno tra i tanti modelli di accoglienza a disposizione come alternativa sicura e legale ai viaggi della disperazione, rivolti a migranti con particolare vulnerabilità. Sono progetti meravigliosi che tutelano sia gli accolti che gli accoglienti e che danno la possibilità di realizzare percorsi di integrazione per circa due anni.
I punti di forza sono molti, primo tra tutti la fortuna di evitare i viaggi della morte e di finire intrappolati nella rete dei trafficanti di essere umani. Purtroppo il limite è quello di poter raggiungere numeri limitati di persone. I funzionari addetti alla selezione vanno in alcuni campi profughi e individuano troppo poche situazioni vulnerabili, dovendone tralasciare purtroppo molte altre.
Percorsi.
Ed eccoci ad una delle domande che vengono rivolte a me: perché gli “altri” non possono arrivare con l’aereo ed evitare il deserto e il mare? Semplicemente perché i viaggi sono economicamente onerosi e la maggior parte dei paesi non rilascia visti di ingresso per l’Europa, quindi l’unica soluzione è quella di mettersi in movimento affidandosi alla consapevolezza che il viaggio sarà lungo e che durante il percorso la propria vita verrà messa continuamente a rischio. La probabilità che i migranti possano subire violenze è altissima e la consapevolezza di non avere abbastanza denaro per pagare i militari ai posti di blocco mette già le persone in una situazione di subalternità. Le tratte più conosciute sono quelle africane, ma ce ne sono diverse. Una di quelle classiche è la tratta del west Africa, la prima tappa è Bamako (Mali) e se si ha la fortuna di poter continuare si arriva ad un altro posto di blocco dove la gente purtroppo staziona anche dei mesi, Aghadez in Niger. Da lì iniziano i viaggi per attraversare il deserto ma bisogna pagare, se non si hanno i soldi non si parte e si è obbligati a fermarsi fino a quando non si racimola il denaro sufficiente per pagare qualcuno, una guardia, un aguzzino, il prossimo trafficante. La traversata del deserto per raggiungere la Libia è pericolosa, le strade non sono certamente tracciate e i pick-up possono smarrire la via. Il rischio di rimanere nel deserto senza benzina è molto alto e gli autisti non guardano in faccia a nessuno, la vita di un camion che trasporta disperati è più importante della vita dei disperati stessi. Capita che qualcuno cada dai pick-up o dai furgoni a causa di malesseri dovuti a colpi di calore, al sovraffollamento, ai dolori agli arti ormai atrofizzati per mantenersi aggrappati, le persone vengono lasciate li, senza nessuna pietà, affidate al proprio destino o al proprio Dio. Coloro che fortunatamente arrivano in Libia non sanno a che destino vanno incontro, la maggior parte delle volte ad attenderle ci sono mesi di schiavitù o reclusione in qualche lager, dove le torture sono all’ordine del giorno.
Partire è faticoso.
Arrivare da questa parte ancora di più, ce la fa solo chi è sano, perché il viaggio è talmente duro che se le condizioni di salute non sono buone si perde la vita strada facendo, spesso in mezzo al deserto.
Partire è costoso.
Nel corso delle varie tappe si devono pagare tangenti a poliziotti e contributi a trafficanti, lasciare la propria terra quindi non è solo una spinta e un sacrificio personale, interi villaggi investono sui giovani più in gamba per poter essere aiutati a loro volta una volta che questi hanno raggiunto il paradiso europeo. La certezza che però dall’altra parte ci sia un vero paradiso non c’è, per nessuno.
Articolo a cura di Sara Maida, responsabile del Centro di Accoglienza Casa di Betania ONLUS
Casa di Betania è un centro di accoglienza per rifugiati politici, richiedenti asilo, titolari di protezione sussidiaria e ricorrenti.
Casa di Betania è una ONLUS – Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale – ai sensi del D.Lgs. 460/97, iscritta all’albo regionale del volontariato.
Costituita nel 1987 l’Associazione Amici di Casa di Betania si è dedicata da subito ed esclusivamente al centro di accoglienza.
Nato come centro di prima accoglienza per immigrati si è trasformato nel corso degli anni diventando un centro di seconda accoglienza per rifugiati, titolari di protezione sussidiaria, richiedenti e ricorrenti.
Il loro obiettivo è quello di offrire ai loro ospiti un’autentica opportunità di inclusione sociale.
via Carducci 4 – 20089 Ponte Sesto di Rozzano (MI)
https://www.concreteonlus.org/wp-content/uploads/2019/05/migration-2698946_1280.jpg7201280Samuele S.https://www.concreteonlus.org/wp-content/uploads/2024/05/Food-KING-logo-845x321.pngSamuele S.2019-05-29 09:35:252019-05-29 10:21:56IN VIAGGIO VERSO LA SPERANZA